giovedì 6 ottobre 2016

Dottor Who: buchi nello spazio-tempo e buchi nella narrazione


Finora non avevo mai visto per intero una puntata di Dottor Who, ma continuavo a sentire recensioni entusiastiche da parte degli amanti della Fantascienza ed ero sempre più curioso.
Così, approfittando del fatto che ho appena iniziato il mese di prova di Netflix e che lì ci sono un certo numero di puntate (dalla quinta alla Decima del dottore moderno, mi pare), ieri ho guardato la prima puntata della quinta (“the eleventh hour”, prima con Matt Smith nei panni del dottore).
Quello che dirò è, per ora, relativo solo a quella puntata e non vuol essere un giudizio globale del telefilm che, almeno per un altro po’, continuerò a guardare.
Credevo mi sarei trovato a guardare un parente di Star Trek (pianeti e alieni misteriosi trattati in maniera abbastanza seria), invece siamo più dalle parti di Douglas Adams, con una spruzzata di Zaffiro e Acciaio (alieni misteriosi in un universo piuttosto folle condito con abbondante humor inglese). E, fin qui, mi sta bene.
Il fatto è che, se i personaggi sono simpatici e il ritmo frenetico, ho trovato la sceneggiatura piuttosto carente e piena di buchi. Ammetto che le aspettative erano molto alte, ma troppe cose non mi hanno convinto. Faccio qualche esempio (che, se non avete visto la puntata, potrebbe essere SPOILEROSO).
Premetto una sintesi dell’episodio: c’è una crepa nel muro di casa di una ragazzina. In realtà si tratta di una frattura dimensionale oltre la quale c’è una prigione. Un essere (il prigioniero zero) è scappato  da lì e si è nascosto in casa della ragazzina. Il dottore, arrivato lì per caso, risale sul Tardis per cercare informazioni, promettendole di tornare dopo cinque minuti, ma, sbagliando i calcoli, ritorna da lei dopo dodici anni. Insieme a lui arriva sulla Terra l'astronave dei carcerieri. Questi, non riuscendo a identificare il fuggitivo (un mutaforma), minacciano di distruggere il mondo (questo fa molto Guida Galattica). Veniamo alle cose che non mi tornano:
  •  La stanza mancante: la ragazza non si accorge che una stanza della sua casa è stata nascosta dal prigioniero zero tramite un filtro dimensionale. Lei però abitava in quella casa sin da piccola. Possibile che non si fosse accorta della sparizione?
  • La videochat: quando, a causa dell’intervento degli alieni, il cielo cambia in modo vistoso, il dottore si inserisce in una videochat fra i potenti della Terra che stanno cercando di capire cosa sia accaduto. Per convincerli di essere in grado di aiutarli, il dottore fornisce loro tre dimostrazioni scientifiche (fra cui quella del teorema di Fermat) e questi gli danno subito ascolto. Buchi narrativi: 1) quelli che stanno parlando sono probabilmente politici non in grado di apprezzare quelle rivelazioni; 2) ammesso che siano scienziati, avrebbero bisogno di tempo per esaminare le informazioni fornite e decidere che vanno bene; 3) fornire tali informazioni, dovrebbe cambiare lo sviluppo tecnologico della Terra e quindi il suo futuro.
  • Il collaboratore casuale: subito dopo aver dato le direttive a quel “comitato” di capoccioni il dottore dice: “ora passo la parola al mio uomo migliore” e lascia la palla al ragazzo che, più o meno casualmente, gli ha fornito il portatile per connettersi. Questo tizio si improvvisa coordinatore di un gruppo di capoccioni internazionali e lo fa in maniera eccellente. Non mi sembra credibile.
  • Il virus: la super idea che il dottore ha dato ai capoccioni è di far diffondere nel mondo un virus (scritto dal dottore stesso) che dovrebbe azzerare qualunque orologio e contatore al mondo per dare il segnale ai carcerieri che il prigioniero zero è sulla Terra. Ancora buchi: 1) gli alieni sanno già che il prigioniero è sul pianeta: quindi l’idea in sé non ha senso; 2) nella stanza, dove si trovano il dottore e l’alieno, si azzera un vecchio orologio meccanico che non può avere dentro un processore e quindi non può essere azzerato da un virus.
  • Interoperabilità: Il dottore comunica con gli alieni con un cellulare. Sistemi terrestri, a meno che non progettati appositamente sulla base di standard comuni, non sono tra loro compatibili, figuriamoci se un sistema di comunicazione alieno può essere in grado di ricevere informazioni da una rete cellulare terrestre.
  • Svenimenti: quando l’ex ragazzina coprotagonista della puntata perde i sensi, a causa dell’alieno che vuole sfruttarne i sogni per assumere un’altra forma, il dottore, con il più becero e sfruttato degli espedienti narrativi, le parla nel sonno e riesce a convincerla a sognare l’alieno stesso per fargli assumere la sua forma. Debole.
Lasciatemi aggiungere un’altra cosa che non mi ha convinto a livello più generale: il dottore ha una bacchetta magica che può fare qualunque cosa (lui lo chiama cacciavite, ma narrativamente è senza dubbio una bacchetta magica): dall’aprire serrature a spalancare crepe dimensionali e, soprattutto, può facilitare la vita agli sceneggiatori, evitando loro di dover risolvere complicati problemi narrativi. Questo è uno dei motivi principali per cui non amo il fantasy… ora faccio arrabbiare qualche fan del dottore: ma non è che questa è una serie fantasy mascherata da fantascienza?
Insomma, questa prima puntata mi ha lasciato piuttosto insoddisfatto. Vi farò sapere se cambio idea con le prossime.

3 commenti:

Andrea Viscusi ha detto...

mettiti l'animo in pace: se vuoi seguire DW, la consistenza narrativa non la troverai quasi mai!

considera che è una serie nata negli anni 60 ed era principalmente indirizzata a un pubblico di ragazzi. nel tempo si è avvolta tanto su se stessa da contraddire (o se preferisci, retconizzare) praticamente tutti i dettagli della storia.

ci sono puntate buone e puntate meno buone. in molti casi c'è uno spunto fantascientifico interessante, ma che non sempre si risolve in modo coerente. ma in ogni caso è più improntato all'aspetto avventuroso/favolistico che alla hard sf. quindi no, niente a che vedere con star trek!

se vuoi vedere le potenzialità della serie in ambito fantascientifico provo a consigliarti qualche episodio più "hard" (anche delle stagioni precedenti, metto i titoli in inglese non ricordo bene la versione italiana):

- silence in the library/forest of the dead (episodio doppio - stagione 4)
- blink (stagione 3)
- the impossible astronaut/day of the moon (stagione 6)
- the girl in the fireplace (stagione 2)
- midnight (stagione 4)
- the girl who waited (stagione 6)
- kill the moon (stagione 8)

guardando degli episodi "spot" ti perdi l'arco narrativo e lo sviluppo delle dinamiche tra i personaggi (non sempre eccellente, per la verità), ma se ti interessa solo la base delle idee, anche bastare

Angelo Frascella ha detto...

Ciao Andrea!

Ti aspettavo: in verità, il fatto che tu sei un fan della serie e che ti "irriti" facilmente di fronte ai buchi di sceneggiatura, era uno dei motivi per cui mi aspettavo una storia più internamente coerente.
Io seguo serie anche più stupide come Flash, per simpatia verso i personaggi e perché da piccolo Flash era il mio supereroe preferito. Mi ha un po' sorpreso scoprire che anche il Doctor Who è, in pratica, un super-eroe con soluzioni narrative simili, con tanto di tecno-bubble. Magari, andando avanti farò un commento più completo e un po' più simile a una recensione, considerando altri aspetti. Diciamo che ora, sapendo meglio cosa aspettarmi, lo guarderò con un occhio un po' diverso e più tollerante ;)

Andrea Viscusi ha detto...

ah ma io non sono mica indulgente verso DW. sul blog ho commentato gli episodi a partire dalla stagione 8 e se vedi ho assegnato anche dei voti come 3-4. in ogni caso conoscendo il tipo di narrazione e di linguaggio si può capire a che livello sistemare l'asticella della sospensione dell'incredulità e la tolleranza per le incoerenze.